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E'
una rarissima
malattia genetica che distrugge progressivamente la mielina,
guaina isolante di tutte le diramazioni del cervello e del midollo
spinale.
Le conseguenze sono devastanti: perdita della parola, della
vista, dell'equilibrio, della memoria e di ogni capacità
motoria. |
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L'adrenoleucodistrofia
o Ald legata al cromosoma X (X-ALD) è la più comune
patologia perossisomale con un'incidenza minima di 1:21000 maschi
(Bezman et al. 2001) e con una frequenza pressoché identica
in tutti i gruppi etnici. Biochimicamente la malattia è
caratterizzata da elevati livelli, circa 1000 volte superiori
alla norma, di acidi grassi saturi a lunghissima catena (VLCFA)
nel plasma e in altri tessuti (Moser 1997). Tale accumulo è
dovuto ad una ridotta ß-ossidazione dei VLCFA nei perossisomi.
Conseguentemente, si rileva un consistente aumento dei VLCFA
tra gli acidi grassi precursori degli esteri di colesterolo.
Le molecole così formate non possono essere utilizzate
per la sintesi degli ormoni steroidei (Powers et al. 1992).
I VLCFA, avendo una catena alifatica molto lunga (C>24),
sono altamente insolubili in acqua e vanno preferenzialmente
ad inserirsi tra gli acidi grassi della membrana plasmatica,
alterandone struttura e funzioni anche attraverso la soppressione
dell'attività dei recettori dell'ACTH (Ormone adrenocorticotropico).
L'aumento dei livelli di ACTH nel plasma è, infatti,
una delle manifestazioni iniziali della malattia. L'X-ALD è
causata da mutazioni nel gene ABCD1 che codifica per un trasportatore
perossisomale, la proteina ALDP, mentre originariamente si pensava
che il gene codificasse per la proteina VLCS (Very Long Chain
fatty acid Coenzime-A Sinthase) poiché la sua attività
è fortemente ridotta nei pazienti X-ALD. Il rapporto
tra ALDP e VLCS è, allo stato attuale, ancora poco chiaro
(Moser et al. 1993). Dal punto di vista clinico non è
possibile stabilire il decorso della malattia in un paziente
asintomatico né sulla base dell'analisi del gene ABCD1,
né sulla base della misura dei livelli di VLCFA nel plasma
ed in fibroblasti in coltura: maschi della stessa famiglia possono
esprimere fenotipi differenti ed, in generale, l'espressione
fenotipica dell'X-ALD può variare grandemente (Moser
et al.2001).Una prima distinzione può essere effettuata
tra i fenotipi cerebrali (infantile, adolescenziale ed adulto)
e l'adrenomieloneuropatia (AMN) che colpisce il sistema nervoso
periferico. Le forme cerebrali sono più frequentemente
infantili, mentre l'AMN, che rappresenta il più frequente
fenotipo X-ALD, colpisce solamente gli adulti.Le forme cerebrali
sono associate con reazioni infiammatorie della sostanza bianca,
simili a quelle osservabili per la Sclerosi Multipla. Queste,
sono associate a citochine (TNFa) e possono coinvolgere meccanismi
autoimmuni (Powers et al. 1992; Moser et al.2001; Schaumburg
et al. 1975). A livello delle lesioni si è osservato
un aumento dell'espressione delle citochine nei macrofagi e
negli astrociti. TNFa è tossico per gli oligodendrociti
in vivo ed in vitro ed aumenta la permeabilità delle
cellule endoteliali dei capillari del cervello (Selmaj et al.
1991).
Circa il 70% dei pazienti affetti da X-ALD mostrano un'insufficienza
surrenalica primaria (Malattia di Addison) che in alcune forme
infantili può essere la sola manifestazione clinica (fenotipo
"Addison only") (van Geel et al. 2001). Quasi tutti
questi pazienti sviluppano AMN in età adulta, tuttavia
non esiste nessuna correlazione tra i disturbi a livello surrenale
con il tipo di coinvolgimento neurologico o il tasso di progressione
della malattia, infatti la terapia con steroidi è limitata
al prevenire le conseguenze dell'insufficienza surrenalica e
può salvare la vita, ma non altera la progressione neurologica.
Circa il 50% delle donne eterozigoti per l' X-ALD, sviluppa
sintomi simili all'AMN intorno alla mezza età. Sono rare
le forme di coinvolgimento globale o di insufficienza surrenalica
(Moser 1997). I diversi fenotipi si presentano frequentemente
all'interno della stessa famiglia. È stato prospettato,
quindi, l'intervento di un gene modulatore (Maestri e Beaty
1992); inoltre l'osservazione della presenza di fenotipi diversi
in gemelli identici fa anche pensare alla compartecipazione
di fattori ambientali (Korenke et al. 1996).
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